Francesco Cinque

Direttore di Prometeo Medical e co-fondatore del Centro IGEA Salute e Prevenzione. Esperto in consulenza nel settore sanitario e socio assistenziale.

Agosto 09, 2025

La SEO è morta? No, ma è cambiata (e molto)

Ago 9, 2025 | Informazioni e Suggerimenti

Negli ultimi mesi si è parlato sempre più di un concetto quasi apocalittico: “La SEO è morta”. Forse i primi ad essere andati nel panico sono proprio le agenzie web, che hanno capito realmente il cambiamento. Non posso negare che per un istante anche io ci abbia pensato e mi sia chiesto se fosse la fine di un'era o no.  Piccolo recap: l’idea nasce dal fatto che Google e altri motori di ricerca stanno introducendo risposte generate dall’intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati (SERP), riducendo la necessità per l’utente di cliccare sui siti web. 

Per chi ha basato la propria strategia di marketing online su contenuti SEO informativi, il cambiamento si sente: le query semplici (come: chi ha dipinto "l'ultima cena", per intenderci), oggi trovano risposta immediata senza che l’utente debba aprire alcun link. E questo porta al momento di panico: perché dovrei creare dei contenuti di blog se poi l'unico a leggerla sarà un'AI che darà risposta al posto mio e mi priverà di quel traffico?

Cosa è cambiato per davvero

Fino a questo momento, la SEO tradizionale puntava a intercettare traffico organico posizionandosi su parole chiave informative, rispondendo a domande di base o fornendo spiegazioni generiche. Un esempio? Un contenuto dove si spiega che cos'è una dermatite potrebbe portare traffico ad un sito di un dermatologo ed il paziente potrebbe scegliere di prenotare una visita.

Oggi questa fetta di ricerche viene sempre più spesso assorbita dai pannelli AI di Google (come l’AI Overview o la Search Generative Experience). Il risultato?

  • Un calo del CTR (click-through rate), anche per chi resta in prima pagina su Google.
  • Minore visibilità per contenuti semplicemente “descrittivi” o privi di un particolare valore distintivo.

La SEO non è morta, si è evoluta

Quello che ho detto fino ad ora porta al punto focale, ovvero che l’ottimizzazione per i motori di ricerca non sparisce, ma deve necessariamente cambiare direzione o quanto meno strategia. Si è passati da un modello “informativo” a uno esperienziale, locale e di brand.

Le nuove priorità sono:

  • Query con intento transazionale o locale: “Nutrizionista Cagliari”, “Studio osteopatico Milano”.

  • Contenuti non replicabili dall’AI: casi reali, dati proprietari, testimonianze, prima/dopo, video e infografiche originali.

  • Brand search: far sì che le persone cerchino te per nome, non solo la risposta a una domanda generica.

Oltre a questo io sono convinto che servirà specializzarsi ulteriormente. Faccio un esempio: nel mio background c'è un passato di foto reporter professionista. Queste mie skill diventano un valore aggiunto nel momento in cui si va a creare un contenuto. E' chiaro che il contenuto non sarà più "mordi e fuggi", ma diventerà qualcosa di molto più strutturato e di qualità. Probabilmente quel singolo articolo non costerà più decine di euro, ma centinaia. Probabilmente non sarà più possibile pubblicare 100 articoli all'anno sul proprio blog, ma molti meno. Tuttavia, questa metodologia permetterà di ritagliarsi il proprio spazio nella SEO. Uno spazio umano e di qualità, cosa che nessuna AI può fornire attualmente.

Il divario tra professionisti e improvvisati si allargherà

Se in passato un’attività locale poteva ottenere buoni risultati SEO anche con strategie “fatte in casa” e un po’ di letture online, oggi non è più così. L’AI nelle SERP richiede competenze tecniche, analisi dati e capacità di creare contenuti che vadano oltre la semplice risposta.

In questa fase di cambiamento:

  • Chi lavora professionalmente nel settore ha già adattato il proprio approccio, spostando risorse su ciò che l’AI non può sostituire.

  • Chi gestiva la SEO in autonomia, senza un metodo strutturato, rischia di vedere il proprio traffico organico crollare senza capire il perché. Anzi, non è un rischio, ma certezza.

Una nuova strategia

Fino ad ora, SEO è sempre stato l'acronimo di Search Engine Optimization. Ora sembra quasi essere diventato l'acronimo di Search Everywhere Optimization. Un concetto più ampio e che abbraccia tanti aspetti della ricerca online e valorizza un lavoro molto più strutturato, costante e meticoloso. 

Non basterà più “fare SEO” nel senso tradizionale. Serve un piano che combini:

  • SEO tecnica e di posizionamento locale.

  • Creazione di contenuti ad alto valore aggiunto (che possono essere ricerche personali, fotografia, video di qualità, opinioni, ecc).

  • Un branding solido, forte e riconoscibile.

Il vero obiettivo oggi è essere la fonte autorevole che l’utente sceglie di approfondire anche quando ha già letto una risposta (di basso livello) generata dall’AI.

Conclusioni

La SEO non è morta, si è evoluta. Con lei deve evolversi anche la strategia di chi vuole farsi trovare online. Come il commercio locale si è dovuto adattare agli albori di internet. Questo è un cambiamento altrettanto forte. Il rischio nel non adattarsi? Chiudere bottega, garantito. 

Chi ha competenza e metodo continuerà a ottenere risultati, anzi: in questa fase si aprirà un divario ancora più marcato tra chi conosce davvero le regole del gioco e chi si limita a improvvisare. La differenza, adesso più che mai, sta nel saper trasformare la visibilità in fiducia e la fiducia in azione.